Associazione Nazionale “Unire la sinistra”

Appello al Presidente della Repubblica

Riceviamo e pubblichiamo

Per intervenire contro il Decreto Gelmini, questa è una delle possibili modalità: In queste settimane sono moltissime le e-mail inviate al Presidente della Repubblica per chiedergli di non firmare la legge di conversione del decreto Gelmini. Ora il Presidente della Repubblica non può, per disposto costituzionale, rifiutarsi di firmare una legge approvata dal Parlamento. Egli, però, prima di firmarla, può inviare un messaggio motivato alle Camere con il quale chiede una nuova deliberazione. Per chiedergli di seguire questa strada, costituzionalmente corretta, è stato predisposto un testo.

Per scrivere al Presidente della Repubblica: https://servizi.quirinale.it/webmail; appare una finestra sulla quale vanno scritti i propri dati personali ed il testo (Lo spazio a disposizione contiene esattamente il testo allegato - che va scritto tutto di seguito senza andare a capo - e la firma di chi scrive: non di più)

Signor Presidente, la Camera dei Deputati ha approvato la legge di conversione del decreto 137/08 con un voto di fiducia. E’ facilmente prevedibile che altrettanto avverrà al Senato. Non Le chiedo di non firmare quella legge, ma di compiere un atto che la Carta Costituzionale Le consente. Lei avrà trenta giorni di tempo, dopo il voto del Senato, per promulgarla (comma1, art. 73 della Costituzione). Le chiedo di inviare al Parlamento, in quel lasso di tempo, un messaggio motivato (comma 1, art.74 della Costituzione) per chiedere una nuova deliberazione. E quale più forte motivazione di quella di una legge di riforma della scuola approvata senza la necessaria discussione ed i doverosi confronti (!) con un voto di fiducia usato proprio per impedire discussione e confronti. Confido in un Suo intervento.

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Sciopero generale della scuola: una mobilitazione senza precedenti

di Marco Montemagni

Le notizie che provengono da Roma e da tutta Italia danno conto di un’eccezionale riuscita dello sciopero generale della scuola, di una mobilitazione senza precedenti.
Tutto ciò si realizza nonostante le numerose provocazioni messe in atto, culminate con le vergognose aggressioni squadriste e dopo le gravissime minacce di Berlusconi di far intervenire le forze di polizia contro gli studenti, le famiglie e i docenti che manifestano a difesa della scuola pubblica.
Si sta rafforzando un movimento di vasta portata e di grande qualità a difesa dell’istruzione pubblica e contro gli assurdi, pesanti tagli e controriforme decisi dal Governo: non sarà un movimento di breve periodo.
Altro che posizioni pregiudiziali e ideologiche: siamo in presenza di una forte e motivata “critica di massa” a provvedimenti che stanno colpendo duramente la scuola pubblica, che rappresenta un bene fondamentale di una società democratica e pluralista.Di fronte a questo grande movimento il Governo Berlusconi, dopo avere minacciato l’uso della forza e la repressione, ritiene di avere chiusa la partita con l’approvazione, a tappe forzate, del Decreto Gelmini in Parlamento. Si tratta, ancora una volta, di una politica miope e pericolosa, che non vuole vedere la realtà di un movimento in forte crescita, che non si fermerà e proseguirà la propria forte iniziativa con le decisioni che autonomamente prenderà.
Compito della sinistra e di tutte le forze democratiche è quello di sostenere il grande e qualificato movimento a difesa della scuola pubblica, interloquendo positivamente con esso: la richiesta di un referendum abrogativo delle sciagurate leggi Tremonti-Gelmini è uno strumento utile, assieme ad altri, da portare avanti con la più ampia unità possibile.

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Scienza, cultura e classi sociali

di Arturo Hermann - Ottobre 2008

Introduzione
In questo lavoro ci proponiamo di fornire un contributo al dibattito sui problemi e le prospettive della sinistra analizzando alcuni aspetti delle complesse interrelazioni tra scienza, cultura e classi sociali. In particolare, cercheremo di evidenziare l’importanza dell’integrazione tra scienza e cultura per la costruzione di una società realmente senza classi, come ipotizzata da Marx, Lenin ed altri importanti esponenti del pensiero socialista. In tale prospettiva, prenderemo in considerazione alcuni concetti del pensiero sociale eterodosso, della psicologia e della psicoanalisi al fine di evidenziare l’importanza di un approccio pluralistico ed interdisciplinare per lo studio dei fenomeni economici e sociali.

(per continuare la lettura, scarica il pdf) scienza-cultura-e-classi-sociali-ottobre-2008

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La manifestazione della diversità

di Vincenzo Montelisciani

La manifestazione di giovedì a Roma è stata una grande lezione di democrazia, partecipazione e civiltà.
Il corteo che si è radunato in Piazza Esedra ha iniziato la sua colorata marcia alle 10.00, con mezz’ora di ritardo sulla programmazione. La fine del corteo invece si è iniziata a muovere soltanto verso le 11 e un quarto, quando Piazza del Popolo era già piena e parecchie strade limitrofe già straripavano. Epifani ha chiuso la manifestazione alle 12 e 15. In Piazza del popolo è continuata ad affluire gente fino alle 15 del pomeriggio. La stima degli organizzatori è di oltre un Milione di partecipanti. Ed io ci credo, poiché eravamo veramente in tanti.
La protesta, lo sappiamo tutti ormai, è rivolta “all’appena-convertito-in-legge” Decreto Gelmini, che riforma il sistema della pubblica istruzione, e alla Legge di Finanziaria approvata con voto di fiducia in Parlamento e articolata dal nostro buon ministro Giulio Tremonti (quello dei condoni e della finanza creativa per intenderci).
Chiaramente, la legge Gelmini è figlia della Finanziaria. Non è colpa sua, povera Gelmini.
In questa partita la voce più grossa l’ha fatta Tremonti. Il ministro, infatti, ha deciso di “risparmiare” sulla voce scuola materna -che è il nostro fiore all’occhiello per quanto riguarda l’intera scuola pubblica (6° posto al mondo)- ben 8 Miliardi di Euro. E non solo. Alla voce Università e Ricerca verranno sottratti in 3 anni, progressivamente, 1,5 Miliardi. Altro che di Università non si parla.
Partendo da questi dati proviamo a capire le ragioni degli Insegnanti, degli studenti, dei presidi, dei Rettori, del personale ATA.
Il decreto Gelmini prevede principalmente: a) Maestro unico -da qualche parte si dovrà pur tagliare, e hanno deciso bene di espungere 87.000 Insegnati-; b) Licenziamento di 45.000 unità tra il personale ATA; c) Grembiule per tutti; d) Voto in condotta; e) Voti in decimi. Chiamarla riforma mi sembra, quantomeno, esagerato. Escludendo dal discorso gli ultimi tre punti dell’elenco, che non hanno valenza politica (hanno infatti valenza sociale), rimangono nell’occhio del ciclone delle preoccupazioni di migliaia di famiglie e di insegnanti i primi 2 punti: quelli sui tagli del personale. Lo credo bene, poiché, malgrado le rassicuranti parole di Mr. B., dalla legge non si evince affatto la garanzia della permanenza del tempo pieno: né sul piano della consistenza oraria, né sotto il profilo della qualità dell’insegnamento. Se il tempo pieno venisse depotenziato, ciò costituirebbe un grave danno per le migliaia di mamme lavoratrici, nonché un ribasso del livello dell’offerta didattico-formativa per gli alunni. E se queste sono le preoccupazioni delle famiglie, non possiamo non stare vicini a quelle 150.000 persone che perderanno il posto di lavoro.
Le ragioni della protesta.
La scuola dell’obbligo, l’università e la ricerca in Italia producono sprechi ed inefficienze. Questo è un dato di fatto.
Ma producono anche eccellenza sviluppo ed innovazione. Questo è un dato di fatto altrettanto vero, altrimenti non saremmo l’ottava potenza mondiale e i nostri laureati non verrebbero “rapiti” dai paesi stranieri.
Il punto è come razionalizzare gli sprechi (magari poi reinvestendo nella stessa scuola e università il risparmio ottenuto), rendere più efficienti gli istituti, incentivare gli insegnanti. Il punto NON è tagliare e basta. Non si possono togliere 9,5 MLD alla pubblica istruzione e poi riassettarne la struttura. Bisogna riassettarne la struttura per ridurre gli sprechi e per garantire un miglior servizio. La scuola -come ha ribadito Epifani - non può essere vista come un costo, ma deve rappresentare un investimento. Deve essere l’ipoteca che i giovani hanno a garanzia del loro futuro.
Tutti gli insegnanti e tutti gli studenti che in questi giorni stanno manifestando questo lo sanno. La scuola la vogliono diversa, ma non in questi termini, non in questo modo.
La manifestazione di ieri è stata una pacifica denuncia di tutto ciò. Colorata, allegra, distesa. C’erano mamme, insegnanti, bambini, presidi, liberi cittadini e sindacati. Tutti insieme per la scuola.

Il vento fresco di Roma sfiorava i volti dei manifestanti: alcuni erano gioiosi per la bella giornata di piazza; altri arrabbiati con Alemanno per il difficile percorso cittadino predisposto per il corteo; tutti preoccupati per la Scuola Pubblica Italiana.
Tanti erano giovani, ragazzi, studenti. Si è detto molto su di loro: che sono ignoranti, scansafatiche, che non conoscono la legge in questione, arroganti, facinorosi. Bella descrizione, certo. Mediaticamente anche di effetto. Stimola una certa repulsione, un antipatia cutanea per questi manifestanti e di conseguenza una simpatia, seppur lontana, pur sempre simpatia per questa ministra, per questo provvedimento e per il governo. Ma purtroppo per loro non è così.
Questi non sono giovani che non conoscono la legge, perché l’hanno letta.
Non sono giovani che non vogliono andare a scuola perché fanno lezioni all’aperto. Non sono giovani che impediscono di fare lezione agli altri studenti, perché alla Sapienza nella facoltà occupata di Lettere e Filosofia si svolgono anche le lezioni ordinarie. Non sono giovani violenti. Sono giovani miti, sì determinati, ma soprattutto pacifici. Sono giovani consapevoli.

Siamo giovani consapevoli.
Non siamo violenti, non siamo facinorosi. Siamo allegri, siamo civili. Manifestiamo per un futuro. Non per un futuro migliore, ma per un futuro. Quel futuro che proprio la classe politica governante ci ha tolto. Ma ce lo vogliamo riprendere. E ce lo riprenderemo strappandovelo dalle mani. Non con l’ arroganza, non con la violenza. Ma con la protesta. Con la ragione e la cultura. Quella ragione e quella cultura che temete tanto.
Noi non siamo come dite voi, e nemmeno come voi. Noi siamo diversi.
E’ di questo che avete paura.

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La riforma Gelmini, attacco al diritto all’istruzione

di Antonio Basile
Come saprete, ieri in Piazza Navona, mentre un tranquillo corteo di ragazzi e professori manifestava contro l’ormai famigerata “riforma” Gelmini, è apparso un camion carico di spranghe e bastoni che sono stati prontamente usati su inermi ragazzini da parte di presunti studenti di destra coperti da passamontagna e caschi, e ho detto apparso perché è un evento magico l’unica spiegazione che si può dare al fatto che un camion sia potuto arrivare indisturbato in una zona di Roma presidiata giorno e notte da Vigili e Polizia, a meno che non si voglia pensare che l’abbiano fatto passare apposta.
Il primo passo, quello più semplice, quello formale e quasi burocratico, l’approvazione al Senato del decreto 137, da parte di quella massa di strapagati e alienati spingitori di bottoni a cui sono ridotti essere i parlamentari è stato compiuto, quello che mancava era la repressione violenta di un dissenso espresso in maniera pacifica, l’applicazione del “consiglio” dato da Cossiga qualche giorno fa a Maroni, anche se questa destra di consigli del genere non ne avrebbe nemmeno bisogno, perché le molotov di Genova noi non ce le siamo scordate.

Non è solo il pressappochismo, la crassa ignoranza, la sicumera degli imbecilli ad animare l’azione di questo governo, se così fosse, le Gelmini e i Gasparri sarebbero stati capaci di comprendere come sia totalmente ed evidentemente privo di senso toccare la nostra scuola elementare, che occupa le prime posizioni nelle classifiche OCSE, e persino a loro risulterebbe lampante che se il nostro sistema universitario non va bene è perchè è meno finanziato di quello del Portogallo, dell’Islanda e del Messico!
Questi procedono invece con i machete avendo chiaro in mente un obiettivo: lo scientifico smantellamento di quel poco che resta di pubblico e funzionante in questo paese, si inizia con la scuola, poi toccherà all’acqua, a quel che resta della sanità e al resto dei servizi ancora pubblici.
Si cerca di cancellare il welfare state, con tutti i diritti e le conquiste di massa guadagnate nell’ultimo secolo, per fare dei cittadini degli inermi individui, per ridurci ad asini legati alla cavezza infinita del faticare e consumare.
Dobbiamo aver chiaro che non stiamo combattendo per evitare un taglio, piccolo o grande che sia, ma per mettere fine allo svuotamento sostanziale della Costituzione, per evitare che sia estirpato un diritto, quello all’istruzione.

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Riforma scolastica: Decreto Gelmini, una profezia dal passato

di Matteo Pugliese

Matteo PuglieseQuello a cui stiamo assistendo in questi ultimi giorni rasenta dell’incredibile, ad una delegittimazione così del Parlamento Italiano non si assisteva da parecchi anni.
L’uso e l’abuso che questo Governo vuol fare dei Decreti Legge ha un non so che di sudamericano e lo smantellamento del pubblico a favore di caste private é segno che quanto previsto in anni non sospetti sta diventando progetto reale di una destra dittatoriale.
La riforma scolastica della Ministra Gelmini va in questo senso e mai come ora risuonano attuali le parole proferite da Piero Calamandrei (in allegato) nel lontano 1950 sul progetto di destrutturazione della scuola pubblica a favore di una scuola sicuramente vicina agli interessi di pochi.
Far tacere una scuola pubblica che, per ovvie ragioni, risulta imparziale rispetto a questo o quello schieramento politico e che ha l’obbligo di raccontare la storia così come é stata vissuta, é una necessità primaria di chi vuol in qualche modo far arretrare il Paese.

Si comincia con il taglio dei fondi, abbassando il livello qualitativo delle proposte formative e dei docenti, non rispondendo più alle necessità della gente (tempo pieno attività extra curriculari etc.) e pian piano il gioco é fatto!

Come Sinistra abbiamo il dovere di ribellarci a questo subdolo golpe scolastico, facendoci sentire il più possibile, sia con la nostra presenza nelle piazze che con il nostro sostegno ai docenti e alle OO.SS. di riferimento, facendo di tutto affinché la profezia di Calamandrei rimanga tale e non si trasformi in una spiacevole realtà.
“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”. Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950

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