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	<title>Associazione Nazionale "Unire la sinistra"</title>
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	<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 19:07:21 +0000</pubDate>
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		<title>Assemblea Nazionale di presentazione dell&#8217;Associazione &#8220;La Sinistra&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 19:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Unirelasinistra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Adesioni]]></category>

		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.unirelasinistra.net/?p=531</guid>
		<description><![CDATA[Sabato 13 dicembre, con inizio alle ore 13.30 e conclusione entro le ore 18, si terrà a Roma presso il teatro Ambra Jovinelli in via Guglielmo Pepe 41 (nei pressi della stazione Termini) l&#8217;Assemblea Nazionale di presentazione dell&#8217;associazione &#8220;Per la Sinistra&#8221;, così come indicato nell&#8217;appello dei primi firmatari presentato alla stampa nei giorni scorsi.
L&#8217;assemblea sarà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>Sabato 13 dicembre, con inizio alle ore 13.30 e conclusione entro le ore 18, si terrà a Roma presso il teatro Ambra Jovinelli in via Guglielmo Pepe 41 (nei pressi della stazione Termini) l&#8217;Assemblea Nazionale di presentazione dell&#8217;associazione &#8220;Per la Sinistra&#8221;, così come indicato nell&#8217;appello dei primi firmatari presentato alla stampa nei giorni scorsi.</strong><span id="more-531"></span></p></blockquote>
<p>L&#8217;assemblea sarà l&#8217;occasione per dare avvio ad una ampia consultazione popolare sui tratti distintivi che vogliamo assuma il nuovo soggetto della sinistra italiana. Protagonisti dell&#8217;incontro  dovranno essere le donne e gli uomini, le associazioni e i movimenti che nel corso di questi mesi si sono misurati in ogni realtà del territorio nazionale con la necessità, dopo la sconfitta dello scorso aprile, di dare una speranza al popolo della sinistra.</p>
<p>Per questo chiediamo alle diverse realtà del paese di sentirsi partecipi dell&#8217;assemblea, di portare all&#8217;incontro esperienze, percorsi, testimonianze e di prendere la parola per rappresentarle.</p>
<p>Costruiremo insieme, nel corso dell&#8217;assemblea, l&#8217;agenda del lavoro nazionale che l&#8217;associazione si propone di svolgere già nei giorni successivi e il raccordo necessario con il radicamento da costruire nei territori.</p>
<p>Nei prossimi giorni vi comunicheremo tutte le informazioni utili a costruire questo appuntamento affinchè risulti il più largo, partecipato e condiviso possibile.</p>
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		<title>Di Sinistra l&#8217;informazione.</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 01:26:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Unirelasinistra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

		<category><![CDATA[Territori]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura dei compagni della Casa Comune della Sinistra di Sora (Frosinone)

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em>A cura dei compagni della</em><em> Casa Comune della Sinistra di Sora (Frosinone)</em></p>
<blockquote><p><a href="http://www.unirelasinistra.net/wp-content/uploads/2008/12/di-sinistra-n00.pdf"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-507" style="border: 2px solid black;" title="di-sinistra-n0" src="http://www.unirelasinistra.net/wp-content/uploads/2008/12/di-sinistra-n002-107x150.jpg" alt="" width="107" height="150" /></a><a href="http://www.unirelasinistra.net/wp-content/uploads/2008/12/disinstra-n01.pdf"><img class="size-thumbnail wp-image-505 alignleft" style="border: 2px solid black;" title="disinstra-n1" src="http://www.unirelasinistra.net/wp-content/uploads/2008/12/disinstra-n011-108x150.jpg" alt="" width="108" height="150" /></a></p></blockquote>
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		<title>Sinistra svegliati</title>
		<link>http://www.unirelasinistra.net/2008/12/02/sinistra-svegliati/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 00:52:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Unirelasinistra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.unirelasinistra.net/?p=500</guid>
		<description><![CDATA[di Margherita Hack (dal sito www.sinistrasvegliati.org)
Il geniale venditore di fumo che ci governa è riuscito non solo a fare il lavaggio del cervello a metà degli italiani, ma anche , come un abile incantatore di serpenti, ad assopire sinistra e centrosinistra; l&#8217;unico immune al suono del piffero berlusconiano sembra sia rimasto Di Pietro.
E&#8217; ora che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Margherita Hack (dal sito www.sinistrasvegliati.org)</em></p>
<p>Il geniale venditore di fumo che ci governa è riuscito non solo a fare il lavaggio del cervello a metà degli italiani, ma anche , come un abile incantatore di serpenti, ad assopire sinistra e centrosinistra; l&#8217;unico immune al suono del piffero berlusconiano sembra sia rimasto Di Pietro.</p>
<p>E&#8217; ora che la sinistra, tutta la sinistra,da Rifondazione all&#8217;Italia dei valori  metta da parte personalismi e divergenze ideologiche per combattere una classe politica arrogante e ignorante, pronta a calpestare la Costituzione per favorire gli interessi loro e del loro padrone. E&#8217; pura utopia pensare a decisioni &#8220;bipartisan&#8221;, a bicamerali per riforme condivise della Costituzione, con persone che non hanno rispetto della legge, rispetto degli avversari politici, conoscenza di cosa vuol dire democrazia.<span id="more-500"></span></p>
<p>I danni che questo governo sta procurando al paese sono enormi; è facile distruggere, più difficile ricostruire. Tutta l&#8217;opposizione deve essere compatta per impedire la regressione dell&#8217;Italia a più di mezzo secolo fa. Occorre opporsi ai tagli alla scuola e all&#8217;università e favorire l&#8217;istruzione per i giovani delle classi meno abbienti, eliminando finanziamenti- anticostituzionali- alle scuole private,rendendo obbligatoria l&#8217;istruzione fino a 18 anni, utilizzando gli stessi testi per più anni e rifornendo adeguatamente le biblioteche scolastiche così da  tagliare  le spese per l&#8217;acquisto dei libri,  e stroncare un mercato che è diventato una fonte di sfruttamento insopportabile per le famiglie . Occorre incrementare la costruzione di residenze per gli studenti universitari fuori sede  e impedire la prolificazione di piccole università o succursali di grandi università senza laboratori, senza docenti residenti e concentrare i finanziamenti sulle &#8220;vere&#8221; università  : portare gli studenti alle  università e non le università agli studenti.</p>
<p>Occorre rivitalizzare la ricerca universitaria, riaprendo i concorsi per ricercatore, concorsi che dovrebbero essere basati sulla valutazione dei titoli  piuttosto che sui soliti esami, e   solo su titoli oggettivamente valutabili, come pubblicazioni accettate per la pubblicazione  su riviste di rilevanza internazionale, in cui ogni articolo è soggetto  al giudizio di uno o più referee anonimi. Occorre anche facilitare l&#8217;accesso alle carriere scientifiche di giovani non abbienti, aumentando il numero di borse di studio. A questo scopo però è necessaria una seria lotta contro l&#8217;evasione fiscale, per evitare che le borse vadano quasi sempre ai figli di lavoratori autonomi e raramente a quelli di lavoratori dipendenti. Un efficiente metodo per impedire l&#8217;evasione fiscale da parte dei lavoratori autonomi è quella  di permettere al contribuente di poter dedurre dalle tasse tutte le spese necessarie documentate; così tutti avranno il coraggio di pretendere la fattura dall&#8217;idraulico o dal carrozziere o dal dentista o dal famoso specialista. Occorre incoraggiare le industrie private a fare più ricerca, detassando  gli investimenti; insomma occorrono tutta una serie di provvedimenti per sviluppare la ricerca sia pubblica che privata, che è fondamentale per rendere competitivo il nostro paese.</p>
<p>Occorre combattere i vergognosi rigurgiti di fascismo, razzismo, antisemitismo e più in generale contro i deboli o i diversi. Sono comportamenti criminali che non si possono e non si devono catalogare semplicemente come &#8220;ragazzate&#8221;</p>
<p>La sinistra, tutta la sinistra unita deve battersi per moralizzare la vita sociale e politica di questo paese. I comportamenti razzisti della Lega, il disprezzo della costituzione e della legge da parte di Berlusconi e dei suoi seguaci  sono stati deleteri per un paese come il nostro, in cui il senso dello stato, il rispetto della cosa pubblica  non è mai stato troppo sentito.</p>
<p>Il berlusconismo non è una dittatura ma non è nemmeno una democrazia. Si elude la legge a proprio vantaggio non  utilizzando la violenza dei manganelli e dell&#8217;olio di ricino, ma mezzi più subdoli  e convincenti, come le continue ripetute bugie, il martellamento televisivo di false notizie o notizie manipolate. E&#8217; ora che tutta l&#8217;opposizione unita faccia valere la propria forza e volontà di cancellare quel paradossale conflitto d&#8217;interesse rappresentato da un primo ministro padrone di tre canali televisivi e  in grado di pesantemente condizionare la televisione pubblica. Per non parlare dello scandalo di una disattesa sentenza della corte  costituzionale del 2004 che autorizzava Europa  7 a utilizzare le frequenze abusivamente occupate da Rete 4, e che  abusivamente continua a occupare dopo quattro anni in barba a tutte le sentenze. Credo che fra i paesi civili solo in Italia possano succedere certe cose.</p>
<p>Infine vorrei che la sinistra unita rivendicasse la laicità dello stato, e liberasse l&#8217;Italia dalle pesanti ingerenze vaticane battendosi per ottenere  il riconoscimento alle coppie di fatto, che siano etero o omosessuali, gli stessi diritti delle coppie &#8220;ufficiali&#8221; ;  per  cancellare leggi assurde come la legge 40 sulla fecondazone assistita  che fra l&#8217;altro vieta la ricerca sulle cellule staminali embrionali;  per  varare una civilissima legge quale quella sul testamento biologico, che lasci ad ogni cittadino- quando è ancora in possesso delle sue facoltà mentali, la libertà di decidere se essere sottoposto o meno all&#8217;accanimento terapeutico ; e infine che sia data,  a chi non se la sente di accettare come dono di Dio, in cui magari non crede, una vita diventata insopportabile, la libertà di morire.</p>
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		<title>Intervento alla Costituente della Sinistra. Cagliari</title>
		<link>http://www.unirelasinistra.net/2008/11/30/intervento-alla-costituente-della-sinistra-cagliari/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 13:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Unirelasinistra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo
di Giovanni Fancello
Noi, a questa fiaba, ci abbiamo creduto. E tuttavia non ha tardato a maturare la consapevolezza che troppo spesso essa si rivela essere, appunto, solo questo. Una fiaba. Un non-luogo della retorica politica italiana, la cifra più sincera dell&#8217;anomalia che oggi relega molti di noi, i &#8220;precari della ricerca&#8221;, a stabilire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e pubblichiamo</em></p>
<p><em>di Giovanni Fancello</em></p>
<p><strong>Noi, a questa fiaba, ci abbiamo creduto. E tuttavia non ha tardato a maturare la consapevolezza che troppo spesso essa si rivela essere, appunto, solo questo. Una fiaba. Un non-luogo della retorica politica italiana</strong>, la cifra più sincera dell&#8217;anomalia che oggi relega molti di noi, i &#8220;precari della ricerca&#8221;, a stabilire le proprie aspettative di vita fuori da ciò che ritenevamo potesse esserci assicurato dalla nostra preparazione, dalla nostra intelligenza, dal nostro lavoro. Ecco un&#8217;altra parola, su cui si è costruita una retorica che oggi incatena questo Paese in coda alle prospettive di libertà e di sviluppo: <strong>il lavoro mortificato, vessato, seviziato dall&#8217;infamia della Legge 30</strong> - che trasforma i precari in flessibili, la sicurezza in elastico capitolo di bilancio, le giuste ambizioni dei migliori in pretese di privilegio.<span id="more-488"></span><br />
Ma questa non ha da essere una rivendicazione sindacale. Qui, oggi, un precario vi parla a nome di altri precari per tentare di significare cosa tutto questo rappresenti per la formazione superiore e la ricerca avanzata - le uniche armi con cui un paese può sperare di combattere la crisi. Qui, oggi, un precario viene a chiedere ad una platea di donne e uomini di sinistra, perché e come, ciò che oggi si fa chiamare sinistra, abbia potuto dilapidare il vasto consenso delle classi intellettuali accettando, ogni volta che il mondo dell&#8217;Università veniva attaccato, di tacere disinvoltamente, quando non addirittura di collaborare.<br />
In questi decenni gli Atenei italiani sono stati predati da un appetito di potere che la politica ha spesso sollecitato e mai davvero contrastato; che grazie ad essa si è installato quale componente ineliminabile della loro gestione, condizionando certo i percorsi del singolo, ma soprattutto <strong>degradando l&#8217;idea di eguaglianza, che i padri costituenti vollero esigere da un&#8217;Università pubblica, ad una litania vuota, una filigrana da inserire nei regolamenti e negli statuti</strong> - quasi che bastasse questa preghiera a scongiurare il baratro.<br />
Tutto questo non è stato necessitato da una congenita tendenza del mondo della ricerca, né da tare antropologiche che altre volte qualcuno ha assegnato a intere categorie di lavoratrici e lavoratori di questo Paese. Tutto ciò è stato possibile perché il ruolo stesso di quel mondo, <strong>il mondo dell&#8217;istruzione, della cultura, dello sviluppo, è stato pensato come non necessario, un&#8217;opzione secondaria cui destinare, nel migliore dei casi, gli spiccioli rimasti ai bordi delle voragini aperte dalle agevolazioni fiscali alle imprese, dagli arretramenti nella lotta all&#8217;evasione, dalle esenzioni fiscali alla Chiesa</strong>. Una soluzione in cui combinare al fallimento di una politica, anzi alla sua stessa assenza, le tutele di prerogative baronali libere dal dover rendere conto della loro legittimità. Una soluzione che oggi, coerentemente con questo percorso, ci si chiede di accettare in silenzio, nella forma di provvedimenti di legge che privano l&#8217;Università del suo stesso ruolo sociale.<br />
Oggi il Ministro Gelmini e i suoi mandanti sperano di conquistare il nostro silenzio nel <strong>modo che questa destra ha mostrato di prediligere: quello di eliminare l&#8217;anomalia codificandola nella norma.</strong> Trasformare gli Atenei in fondazioni di diritto privato non libererà gli uffici e gli studi dei dipartimenti dal personale incapace - come un malinteso efficientismo vuole oggi convincerci -, ma sancirà ancora una volta il principio secondo cui degli Atenei è lecito impadronirsi per soddisfare interessi particolari, <strong>dirottando i benefici della ricerca avanzata nei bilanci dei finanziatori.</strong><br />
Badate, qui non abbiamo a che fare con il progetto degenere di un ministro incompetente o di un esecutivo disattento. Non ci sono refusi, in questa pagina di legislazione. Ciò che ci si presenta oggi, con i freddi nomi di &#8220;Legge 133&#8243; e &#8220;Decreto Legge 180&#8243;, è una prospettiva ragionata di smantellamento delle forze critiche che ancora la nostra società riesce a esprimere. <strong>È l&#8217;antidoto, lungamente preparato, alla forma più estrema di libertà civile: il dissenso.</strong> E ciò che più meraviglia è come quella stessa società mostri oggi di saperne fare a meno, affondando le proteste di studenti e docenti nell&#8217;indifferenza, quando non nella diffidenza. Una società che sembra accettare, a partire dalle veline dei mezzi di informazione, le sofisticazioni di chi oggi promuove quei provvedimenti normativi, spacciandoli per innovazione, razionalizzazione, ristrutturazione. <strong>Un&#8217;innovazione che sostanzia la nuova produzione normativa di riferimenti alla peggiore legislazione degli ultimi vent&#8217;anni in materia di scuola, Università e ricerca; una razionalizzazione che impedisce alle nostre teste migliori di arricchire l&#8217;Italia delle loro idee; una ristrutturazione che lascia intatti i pilastri di una struttura eretta sul feudalesimo delle cattedre, sul vassallaggio dei ricercatori, sui disservizi per gli studenti.</strong><br />
Certo, l&#8217;università italiana non è solo questo. Ma tutto ciò non troverà certo un rimedio nel taglio di oltre 1400 milioni di euro previsto dalla Legge 133, con la quale tuttavia si è inteso di dover destinare una cifra addirittura superiore alla Fiera di Milano, oltre a consistenti stanziamenti a favore delle missioni all&#8217;estero e di aziende private. Né vale a caratterizzare diversamente l&#8217;azione di questo Governo il decreto 180, la cui copertura finanziaria, com&#8217;è noto, non prevede nuovi stanziamenti ma assegna fondi supplementari agli Atenei - peraltro esigui - decurtandoli da fondi originariamente destinati alle aree più disagiate del Paese, e riprende i dispositivi della Legge 133 mascherandone la portata attraverso insulsi giochi di parole, come, ad esempio, nel caso della revisione dei limiti del turn-over, che sostituisce alla soglia del 20% (un&#8217;assunzione ogni cinque pensionamenti) quella del 50% del solo personale a tempo indeterminato. Ma, come già ho detto, non voglio qui avanzare istanze di carattere sindacale. <span style="color: #000000;"><strong>Nella presente situazione è l&#8217;idea stessa che sottosta ai dispositivi di legge, a presentare insolvibili nodi di criticità: l&#8217;idea, cioè, che siano sufficienti operazioni di facciata a nasconderne l&#8217;impatto</strong></span> (è il caso dei provvedimenti sul voto in condotta e l&#8217;insegnante unico, previsti dalla Legge 169).<br />
Ma non possiamo neppure nascondere, soprattutto in questa sede, il risentimento di quanti, nell&#8217;analizzare la lettera dei dispositivi di legge, hanno potuto riscontrare che essi richiamavano <strong>una normativa la cui responsabilità è da addebitare a governi e maggioranze di centro-sinistra</strong>. Un esempio è dato dalla Legge 210/1998, che già prevedeva una limitazione del turn-over al 35% per quegli Atenei che avessero speso più del 90% del Fondo di Finanziamento Ordinario per le retribuzioni, come se una tale conseguenza potesse ancora essere evitata, dopo decenni di tagli indiscriminati alle dotazioni dei dipartimenti universitari. O come nel caso della Legge 449/1997, in cui si consentiva agli Atenei che avessero bandito concorsi per un posto ricercatore, di non tenere conto dei meriti scientifici dei candidati, o addirittura, nel caso dei docenti associati e ordinari, escludeva l&#8217;obbligo di arruolamento anche in seguito all&#8217;abilitazione, consentendo però nomine per chiamata diretta. <strong>Iniziative, queste, che, nel glaciale formalismo del linguaggio giuridico, conservano a tutt&#8217;oggi intatte garanzie di stabilità per il sistema delle cooptazioni e dei lignaggi parentali.</strong><br />
Ci sia permesso domandarvi quale credibilità può sperare di avere quella sinistra, quando oggi, nelle aule parlamentari, argomenta - pur giustamente - l&#8217;inaccettabilità del piano Gelmini-Tremonti. <strong>Dov&#8217;era quella sinistra quando un altro pezzo del futuro di chi allora doveva ancora terminare la scuola dell&#8217;obbligo, veniva cannibalizzato da leggi vergognose nella forma e nella sostanza? Davvero avevate bisogno di un&#8217;infamia come questa, come la Legge 133 o il Decreto 180? Davvero i dirigenti del centro-sinistra di oggi (che sono gli stessi di ieri) avevano bisogno che, dall&#8217;esterno, un&#8217;Onda depositasse sulle loro agende la voce degli studenti, perché ci si accorgesse della enorme portata sociale delle loro istanze?</strong><br />
Questo movimento, nel quale anche il mondo del precariato universitario si riconosce ed integra, condensa sensibilità diverse; ma ha coscientemente optato per il rifiuto di qualsiasi legame di rappresentanza con un partito, forse perché è emersa con chiarezza <strong>l&#8217;inattendibilità di qualunque forma di delega istituzionale. Aspettiamo con impazienza di essere smentiti. </strong>E tuttavia siamo perfettamente coscienti che <strong>questo rifiuto non può trasformarsi in un&#8217;isteria antipartitica che anestetizzi la ricezione delle differenze, o dissolva l&#8217;analisi degli orientamenti specifici del legislatore nei più squallidi luoghi comuni da &#8220;antipolitica&#8221;. In questo senso il coordinamento di studenti, dottorandi, ricercatori e docenti che sta prendendo una forma sempre più definita e decisa in tutta Italia - Cagliari compresa - non sta risparmiando alcuna forza. Una forza che è e vuole essere, per sua natura, politica.</strong><br />
Sapevamo cosa ci avrebbe riservato questo Governo, in materia d&#8217;istruzione. In passato, però, avremmo voluto aspettarci qualcosa di più dalla sinistra che oggi afferma di volerne contrastare la <strong>violenza. Perché non altrimenti può chiamarsi l&#8217;atteggiamento di chi non prova vergogna ad abolire un diritto costituzionale come quello allo studio ed all&#8217;accesso «ai gradi più alti dell&#8217;istruzione».</strong><br />
Se analizzassimo freddamente la situazione, non staremmo occupando le aule delle Facoltà, né organizzando manifestazioni o lezioni pubbliche. Di fronte ad un esecutivo che si dice determinato (e sappiamo che idea di &#8220;determinazione&#8221; abbia fatta propria questo Governo), davanti ad una maggioranza schiacciante e ad un ministro totalmente insensibile a qualunque principio diverso dal vincolo di appartenenza partitico, forse sarebbe più saggio riprendere i libri e tornare alla routine degli esami, finché si è in tempo. <strong>Ma questo movimento, e in esso i precari, sono dotati della solida concretezza dell&#8217;utopia.</strong><br />
Se un&#8217;indicazione ci è permessa, sarebbe forse possibile, anche e soprattutto per la sinistra, riappropriarsi di una componente della propria identità attraverso l&#8217;accettazione di questa sfida: <strong>costruire una prossimità ai momenti della coscienza civile di questo Paese che possa avvicinare i problemi alle soluzioni, respingendo il ciarpame retorico di una destra che ama la reazione e considera il confronto un ostacolo al cosiddetto &#8220;decisionismo&#8221;. Un contrappunto è da ricostruire, attraverso le figure della contestazione. Un altro futuro è possibile.</strong></p>
<p><a href="http://www.unirelasinistra.net/wp-content/uploads/2008/11/riferimenti-dl-180.pdf">In allegato un Dossier redatto da GIovanni Fancello, a nome del gruppo stampa «UnicaMente contro la 133» della Facoltà di Lettere e Filosofia, sul Decreto Legge 180/2008</a></p>
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		<title>ATTUARE LA COSTITUZIONE. Partecipazione, sistemi elettorali, rappresentatività e rappresentanza.</title>
		<link>http://www.unirelasinistra.net/2008/11/28/attuare-la-costituzione-partecipazione-sistemi-elettorali-rappresentativita-e-rappresentanza/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 10:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Unirelasinistra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.unirelasinistra.net/?p=482</guid>
		<description><![CDATA[di Grazia Paoletti
In un sistema democratico occorre garantire il potere ed il controllo sul potere. Il contesto politico-costituzionale e partitico di un paese influenza la scelta del sistema elettorale e ne è a sua volta influenzato,con una relazione biunivoca. La struttura del sistema elettorale è cruciale per realizzare la vera democrazia rappresentativa, per dare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Grazia Paoletti</em></p>
<p>In un sistema democratico occorre garantire il potere ed il controllo sul potere. Il contesto politico-costituzionale e partitico di un paese influenza la scelta del sistema elettorale e ne è a sua volta influenzato,con una relazione biunivoca. La struttura del sistema elettorale è cruciale per realizzare la vera democrazia rappresentativa, per dare a questo aggettivo un contenuto sostanziale.<br />
In base al criterio della rappresentanza si possono definire i sistemi elettorali come forti o deboli, secondo l&#8217; intensità della &#8220;attitudine manipolativa&#8221;, cioè la possibilità di condizionare o addirittura vincolare la scelta degli elettori: i sistemi deboli lasciano  la più ampia libertà di scelta.<span id="more-482"></span><br />
Il sistema più forte è il maggioritario a collegio uninominale secco, il più debole è il proporzionale di lista a collegio plurinominale con utilizzo dei resti nel collegio unico nazionale. Altri stanno in posizione intermedia secondo le correzioni introdotte. La rappresentatività di un organismo si realizza quando esso rispecchia la composizione della società sottostante.<br />
La qualità della rappresentanza democratica deriva da libere e periodiche elezioni che esprimono dei rappresentanti della società i quali devono rispondere agli elettori, verso i quali sono politicamente responsabili. Rappresentatività e responsabilità devono procedere di pari passo perché il sistema elettorale funzioni con equilibrio.<br />
I sistemi deboli garantiscono alle assemblee elettive un elevato grado di rappresentatività, mentre i sistemi forti riducono il peso di tali assemblee.<br />
Da tempo il sistema elettorale del nostro paese è andato progressivamente rafforzandosi con l&#8217;introduzione di modifiche successive, e conseguentemente si è ridotta la libertà di scelta dei cittadini. Inoltre attraverso il sistema elettorale si può, come si è già decisamente sperimentato, aggirare la Costituzione realizzando un rafforzamento del potere esecutivo, del capo del governo, a scapito del Parlamento e a dispetto della divisione dei poteri.<br />
La rappresentanza proporzionale è un sistema &#8220;altamente fotografico&#8221; che riproduce esattamente la base dei cittadini elettori, cioè la composizione della società. Questo potrebbe dar luogo ad una pluralità di gruppi e di partiti in grado di disintegrare il sistema politico, a meno che non si introducano dei correttivi con strumenti elettorali o meglio politici: ad esempio un  sistema forte di alleanze politiche, capace di deideologizzare il confronto concentrandosi sul &#8220;che fare&#8221;; naturalmente purchè l&#8217;alleanza funzioni.<br />
Il problema di una legge elettorale adeguata a rappresentare tutti i cittadini si impone tanto più oggi quando i movimenti che vi sono nella società hanno acquistato un ruolo importante di per sé, al di fuori dei partiti, e gli elettori non accettano di essere manipolati attraverso marchingegni elettoralistici, come dimostra la variabilità delle astensioni a seconda del sistema di voto adottato. Uno di questi marchingegni, odiatissimo dagli elettori anche se caro agli apparati dei partiti, è l&#8217;abolizione delle preferenze nel proporzionale, dove le varie liste, da sole o in coalizione,  sono presenti con i propri simboli e candidati: si blocca la lista, per cui dal capolista in giù i candidati sono eletti nell&#8217;ordine determinato dal partito, annullando ogni libertà di scelta dell&#8217;elettore in merito alle persone che nell&#8217;ambito del proprio partito ritiene più idonee a rappresentarlo, come è avvenuto ultimamente. Questo ha talvolta generato a livello sia nazionale che locale una perdita di voti del partito per disistima di alcuni candidati. Inoltre questo sistema da luogo ad un Parlamento di nominati, sostanzialmente non di eletti. Pertanto si è determinata una forte crisi di rappresentatività e dunque di rappresentanza dei partiti.<br />
Essi possono riacquistare ruolo e senso solo nell&#8217;ottica dell&#8217; art. 49 Cost., se attuano il dettato costituzionale in merito alla partecipazione dei cittadini ed alla democrazia: altrimenti appaiono, anzi sono, solo apparati per la gestione del potere, l&#8217;occupazione di posti e la relativa  distribuzione. Così assistiamo a nomine e candidature fatte in base al criterio della &#8220;fedeltà&#8221;, che fa aggio su qualunque requisito di competenza, di professionalità, di legame con il territorio e con i  cittadini elettori, fino a vedere catapultare nei collegi candidati senza alcun collegamento con la realtà locale e le problematiche che dovrebbero andare a rappresentare. Tale legame è inesistente e, per il candidato con un posto in lista sicuro,  irrilevante. Questo tipo di elezione genera dunque irresponsabilità negli eligendi e negli eletti, disaffezione alla politica negli  elettori con conseguente astensionismo o voti di pura protesta, per non parlare del disimpegno nella campagna elettorale di chi, al contrario, è conscio di essere solo un riempitivo di lista. E tutto ciò non è una descrizione teorica, ma si è già visto avvenire.<br />
Si presume di poter ovviare a ciò attraverso elezioni primarie all&#8217;interno di ciascun partito o coalizione, che peraltro riguardano solo una parte minore dell&#8217;elettorato, e la scelta resta comunque condizionata poiché esse stesse sono manipolabili. Tuttavia in alcuni momenti le primarie  hanno giocato, e possono giocare, un ruolo di supplenza della democrazia nei partiti. Sono talvolta necessarie, come una sorta di valvola di sfogo, appunto perché c&#8217;è una crisi di rappresentanza ed un deficit di democrazia  nei partiti, che sfuggendo il dettato costituzionale non sono più promotori di partecipazione. Ma questa crisi va superata, perché il sistema democratico regge solo se c&#8217;è una scambievole e reale discussione   nella società e nei partiti che la rappresentano ed una forte partecipazione di tutti i cittadini.<br />
In tale  ottica riconoscere il diritto di voto  agli immigrati non comunitari stabilmente residenti nel nostro paese, i quali fra l&#8217;altro rappresentano una quota elevata dei cittadini residenti in alcuni comuni ed una quota elevata di lavoratori, i quali contribuiscono a produrre una quota elevata del prodotto nazionale, mi sembra una scelta politica e democratica sacrosanta.<br />
Come mi sembra corretto che tale legge riguardi come minimo le elezioni amministrative, ma che alla luce delle ragioni indicate nulla osti ad una successiva estensione alle elezioni europee  ed a quelle politiche.<br />
Dunque il corpo elettorale deve comprendere a pieno diritto coloro che vivono stabilmente e lavorano nel paese, mandano i figli a scuola, fanno lavori pesanti ed inquinanti che gli italiani rifiutano, curano i nostri anziani ed i figli piccoli delle donne che lavorano, pagano le tasse ed i contributi; insomma sono una fetta della società degna di godere a pieno dei diritti di cittadinanza e dei diritti politici.<br />
E&#8217; chiaro che in tale categoria non  rientra chi vive nell&#8217;illegalità. Peraltro questo requisito appartiene anche ad alcuni italiani, i quali  facilmente restano impuniti e comunque raramente perdono i diritti politici e l&#8217;elettorato attivo e passivo.</p>
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