di Umberto Guidoni

Il sapere libera tutti. La conoscenza, l’istruzione e la formazione devono essere diritti garantiti dalle democrazie moderne a tutti i cittadini, e non privilegio di pochi. Con il voto della Camera di venerdì 8 Maggio si mette in pericolo il libero accesso all’istruzione. Questo grazie all’approvazione delle mozioni presentate da PdL-Lega, Udc e Idv, con cui si chiede all’esecutivo di utilizzare maggiori risorse, a partire dalla prossima finanziaria, per le scuole private.
La mozione presentata da PdL-Lega prevede buoni scuola e detrazioni fiscali a favore delle famiglie che iscrivono i figli presso scuole private. Per i giovani, le famiglie e per gli insegnanti delle scuole pubbliche, oltre il danno, con i tagli ai finanziamenti di 8 miliardi e di 134.000 dipendenti per i prossimi 3 anni, è arrivata la beffa della richiesta di aumentare le risorse per le scuole private.E’ paradossale che chi aveva appoggiato le proteste della scuola pubblica come Di Pietro, ora abbia cambiato improvvisamente idea per catturare i voti dei cattolici che affollano le scuole private italiane. E’ un dato significativo, che fa nuovamente emergere la subalternità alla gerarchia cattolica di un paese sempre meno laico. Infatti, durante il dibattito parlamentare si è discusso più delle libertà della scuola privata che della condizione di quella pubblica, dando più importanza ai vantaggi economici che alcuni istituti trarranno da questa riforma, che non alla didattica.
La scuola dell’obbligo non può essere considerata solo dal punto di vista economico ma deve essere il luogo in cui i futuri cittadini dell’Europa si avvicinano ai saperi, alla storia e alle scienze, e dove si imparano i valori della convivenza con culture diverse.
La questione dei finanziamenti alle scuole private è trattata dalla Costituzione Italiana all’Art.33, che stabilisce che gli istituti privati non devono imporre obblighi per lo Stato. Questo principio era stato confermato anche dalla Corte Costituzionale il 27 Febbraio 2008 che dichiarava illegittimi i finanziamenti alle scuole private. Secondo la sentenza della Corte, solo le Regioni e gli enti locali possono sostenere economicamente le scuole private e non certo lo Stato, come invece prevedono le mozioni votate alla Camera. Con il voto di venerdì, l’opposizione si è resa complice di una grave violazione della Carta Costituzionale, con il rischio di veder aumentare le differenze per censo e di provenienza etnica della società italiana. Come già sta accadendo per l’Università, l’istruzione rischia di diventare esclusivo appannaggio di alcune classi sociali, e non un diritto per tutti. L’accesso allo studio e all’istruzione è, al contrario, uno strumento fondamentale per facilitare il processo d’integrazione dei nuovi cittadini provenienti da altri paesi.
Le scuole cattoliche, come ovvio, rivendicano il diritto di fondare la propria didattica sui principi del cattolicesimo, giungendo però in questo modo ad assumere posizioni che non tengono in considerazione la multietnicità della società di oggi. In un’Europa laica questo non è accettabile. Abbiamo bisogno di una scuola pubblica e statale di qualità e gratuita per tutti, perché non è possibile delegare il sistema pubblico di istruzione alle scuole private. Come recita la nostra Costituzione, “la scuola statale ha da sola il compito di garantire a tutti un’istruzione di qualità per formare cittadini della Repubblica”, e ora anche dell’Unione Europea.

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