di Luca Robotti

Ancora una volta (questa volta su Rinascita) vengono pubblicati i nomi delle compagne e dei compagni della mozione 2 che hanno scelto di non entrare a far parte del Comitato Centrale, una scelta inequivocabile, perché discussa e decisa insieme, durante il congresso e comunicata, perfettamente, con un intervento dal palco della compagna Rubeo che, nello stesso momento, consegnava la lista dei nomi da eliminare dalla lista al compagno Galante.

Perché allora il partito persevera a pubblicare i nostri nomi sul sito, sul giornale, anche dopo mille sollecitazioni a non farlo più?

Le ragioni sono almeno due. La prima riguarda la possibilità che, ad esempio il sottoscritto, stia bluffando, abbia comunicato i nomi delle compagne e dei compagni, senza avergliene parlato e che questi vedendo i loro nomi pubblicati si mettano in contatto con i potenti funzionari dell’organizzazione per dire “presente”. In questo caso, è bene ribadirlo, ricordo che tutte le decisioni prese dalla mozione sono avvenute in modo collegiale e nessuno è mai stato obbligato o spinto a fare una qualsiasi scelta.

La seconda motivazione, la più grave, riguarda invece la natura del modello democratico con cui è gestito il nostro “partito”. Si punta a negare, a far finta di nulla, si comunica ai compagni che tutto va bene, che tutto funziona, che tutto è rientrato, che si va avanti insieme. Una pratica grottesca, da regime.

Oliviero Diliberto non è questo, chi come me lo conosce sa che non può essere lui ad avvallare una pratica tanto meschina, quanto “cretina” possiamo anche essere molto lontani politicamente e lo siamo, ma il rispetto per le compagne ed i compagni, per le loro scelte è sacro, non può essere violato dalla tracotante superbia di gruppi dirigenti tanto lontani dalla realtà, quanto da quel partito che dichiarano di voler difendere.

A lui, al mio, al nostro Segretario, chiedo di intervenire per far smettere questa farsa, umiliante e offensiva per le compagne ed i compagni.

La difesa messa in atto dal gruppo dirigente esecutivo del partito è di un simulacro, di un tumulo in cui rischiano di seppellire l’ultimo tentativo di ricostruire uno strumento di critica del modello capitalista di matrice comunista e democratica.

La difesa che fanno di un modello basato sul fideismo e sul modello della replicazione territoriale della linea nazionale, acriticamente è più consono al modello prefettizio che a quello rivoluzionario e democratico del modello di società che vorremmo cercare di comporre come comunisti, donne e uomini della sinistra italiana ed internazionale.

Ancora questa mattina (sabato 26 luglio 2008) la compagna Cesini, contattata telefonicamente (che il giorno prima mi chiedeva ragione del fatto che non era ancora stato pubblicato un suo pezzo sul nostro sito, inviato poche ore prima, immediatamente pubblicato dopo pochi minuti) mi spiegava che non erano pervenute le lettere dei compagni e delle compagne, autografe, per revocare le proprie candidature, quindi, gli stessi, erano a tutti gli effetti componenti del CC. L’intervento dal palco del congresso di Romana a cosa è servito allora?

Si vuole dare una idea di un partito dove tutto è a “posto”, comprese le coscienze dei compagni, dove la centralità, anzi la sacralità è che tutti la pensino allo stesso modo, nessuno escluso.

Non è così che abbiamo immaginato il partito comunista, non è questo un luogo della militanza degno della storia dei comunisti italiani.

Il nostro partito deve essere profondamente rinnovato e aperto, reso più trasparente e giusto, più democratico e moderno, per questo la nostra iniziativa deve andare avanti, perché alla sinistra unita serve un PdCI senza più satrapie e falsità, senza più dirigenti più simili a “carabinieri” che a militanti comunisti.

Noi andiamo avanti compagne e compagni, con coerenza e mantenendo la parola che ci siamo dati, insieme come sempre, uguali e senza capi, sottocapi e capetti.

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