In questi giorni quotidiani locali hanno dato molto spazio al libro scritto dal prof. Renato Covino dal titolo: “Non per soldi ma per denaro”. Il professore in modo dettagliato offre le cifre del costo della politica in Umbria e il numero dei politici di professione pagati con risorse pubbliche. Nessuno può accusare Covino di essere uno dedito all’antipolitica, anzi egli si potrebbe definire, con terminologia vetero, “intellettuale organico alla classe operaia”, la sua pubblicazione avrebbe dovuto stimolare soprattutto i rappresentanti comunisti che governano in Umbria insieme al PD, invece il silenzio è, come si dice, assordante.
Eppure questi 40 milioni di euro sono denaro pubblico è il costo di un esercito di 4.000 reclute che controllano una popolazione di 800.000 abitanti di cui votanti poco più di 700.000. E’ un problema politico perché questi soggetti sono gli stessi che dirigono i partiti, se sei un operaio o un’artigiana, un commerciante o una commessa, ormai in Umbria è impossibile partecipare alla vita politica all’interno dei partiti, segretari e segreterie sono esclusivamente assessori, consiglieri e i loro collaboratori, in modo alternato. La vita democratica, la partecipazione di ogni cittadino alla vita pubblica, il ruolo dei partiti tutto viene cancellato e la Costituzione viene svuotata.

I comunisti presenti nelle istituzioni avrebbero dovuto far propria la bandiera della democratizzazione della democrazia in Umbria, poiché fin’ora sono rimasti silenti e subalterni sarebbe auspicabile che cogliessero l’opportunità offerta da Covino. Le proposte di Covino sono chiare e i comunisti potrebbero proporre alle altre forze della maggioranza di centro sinistra di sciogliere i sotto enti, potrebbero chiedere che venga diminuito il numero dei consiglieri e degli assessori di tutti gli enti locali e anche della regione. Dovrebbero promuovere una iniziativa per chiedere la ridefinizione del regolamento del ministero dell’Interno n. 119 del 4/4/00 che stabilisce i compensi e i gettoni di presenza degli amministratori eliminando la discrezionalità delle diverse assemblee a modificarle verso l’alto. Se si utilizzasse personale già occupato negli enti per le segreterie varie si avrebbe un risparmio di oltre un milione di euro. Con un milione di euro quanti servizi sociali, di sostegno, educativi potrebbero essere aperti? Per dare una cifra con 250.000 euro annue si può gestire una casa per donne maltrattate, che significa un servizio reale per cittadini che hanno bisogno e lavoro qualificato per tanti giovani laureati e specializzati che in Umbria non sanno dove sbattere la testa. Vogliamo proporre di ritornare a 30 consiglieri regionali? Basta un articolo per modificare lo Statuto. Un consigliere regionale costa circa 8000 euro al mese, un bambino all’asilo nido al comune costa circa 800 euro, sei consiglieri in più costano a tutti noi 48mila euro al mese, con la stessa cifra 60 bambini in più potrebbero usufruire dell’asilo e tanti giovani avere l’opportunità di lavorare con soddisfazione. Pensate quanti servizi e quanto lavoro vero si potrebbe sviluppare con 30 milioni di euro e mantenendo 10 milioni di euro per il costo della politica. Ma i comunisti non ci sono e quelli che si definiscono tali si accontentano di sventolare la bandiera per poi accomodarsi a tavola con la forchettina, per mangiare qualche frattaglia è sufficiente.

Segnala questo post:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • Technorati
  • TwitThis
  • E-mail this story to a friend!
  • Live
  • MySpace