di Antonio Simiele
E’ sempre molto avventuroso fare parallelismi tra avvenimenti in due Paesi come l’Italia e la Germania, perché pesano le singole storie, il rispettivo ricco tessuto culturale, il diverso percorso fatto dalla sinistra. Noi, però, dal voto che in Germania ha premiato notevolmente la Die Linke possiamo ricavare un insegnamento: Paga l’unità della sinistra, realizzata senza se e senza ma, non condizionata da anacronistiche difese delle identità, portatrice di un incisivo progetto di cambiamento e di sostegno ai più deboli, disponibile a favorire alleanze progressiste per il governo del Paese. La frammentata sinistra italiana ha plaudito tutta al risultato tedesco, ma, poi, non trae da questo, come coerentemente dovrebbe fare, la conseguenza di un esempio da seguire subito; qualche sua parte si arroga, addirittura, il diritto, con uno spocchioso atteggiamento provinciale, di consigliare alla Die Linke l’agenda futura. La sinistra italiana, così com’è, è inattendibile. Essa non corrisponde alle aspettative di quanti dovrebbe rappresentare, non è un riferimento concreto per una possibile alternativa di governo,è vista come litigiosa a causa di questioni interne,spesso incomprensibili, piccine e lontane dai veri interessi del Paese. E’ indicativa la palese incapacità, manifestata in questi ultimi mesi, a rappresentare concretamente il grave disagio delle famiglie italiane per la crisi acuta dell’occupazione, mentre le lotte in difesa del posto di lavoro sono quasi sempre frutto di iniziative spontanee. Questo avviene perché la sinistra, da anni ormai, si trova in mezzo al guado e non sa indicare la riva cui approdare. Quella definita “radicale”, in parte, vive ancora il dilemma se rimanere ai margini del sistema politico, rischiando l’impotenza, oppure entrare nel gioco politico per far sentire e pesare di più le sue proposte, ma con la probabile perdita dei consensi più estremi. La risposta, nella realtà italiana ed europea, è solo la seconda, senza i rischi paventati. La strada, però, non è quella, che sostanzialmente prospetta il PD, di rincorrere le posizioni dei moderati, sapendo che essere radicali significa letteralmente essere innovatori e rivoluzionari, non, come si cerca malevolmente di fare intendere, espressione di un estremismo infantile e impotente. La sinistra deve dotarsi di una moderna piattaforma di riforme, nella consapevolezza che il riformismo è una via per trasformare nel profondo l’ordinamento politico-sociale, mentre finora si è voluto accreditarlo come fautore soltanto di marginali correzioni del sistema. Questo si persegue mettendo insieme chi condivide un programma di cambiamento e non, come sostiene il PD, genericamente tutti i riformismi. La sinistra, come ha fatto per più di cento anni, per costruire una società migliore deve continuare a rappresentare il punto di vista dei più deboli. Una sinistra moderna, ribadite la sua vocazione pacifista e la concezione laica dello Stato, deve porsi l’obiettivo di dare a ciascuno gli stessi mezzi e le stesse possibilità di scegliersi la vita, di costruire il proprio benessere e di trasmettere ai figli i valori e gli strumenti per affermarsi. Per ottenere questo, deve puntare innanzitutto sull’istruzione, la formazione professionale, la dignità e la sicurezza del lavoro. Nello stesso tempo deve aprirsi anche a temi nuovi non colti tempestivamente. Essa, quindi, deve essere ecologista e difendere il diritto di tutti gli uomini a beni essenziali come la qualità dell’aria e l’accesso all’acqua; deve essere europeista, per un’Europa promotrice di un nuovo ordine internazionale di solidarietà e di diritto. La Sinistra nel sud d’Italia deve fare qualcosa di più, prendendo in mano la bandiera di questa parte del territorio, ancorandola saldamente a una visione solidale dello sviluppo, nella convinzione che solo una sua rinascita può produrre la crescita equilibrata e duratura dell’intero Paese. E’ di queste cose che la sinistra deve saper parlare alla gente. Su queste questioni, la voce della sinistra deve essere chiara, non titubante. La sinistra così giustifica la sua stessa esistenza, così può riacquistare consenso e prefigurare una possibile e non lontana alternativa di governo. E’ un progetto realizzabile anche attraverso governi di alleanza se, è sostenuto da una sinistra unita, altrimenti prevale, com’è avvenuto con il centro sinistra, la cultura delle componenti più moderate dello schieramento. Il fatto che vari dirigenti del PD hanno dichiarato esplicitamente che questo partito non vuole essere di sinistra ma al massimo di centro-sinistra, impone ancora di più alla sinistra la via dell’unità e del nuovo, avendo il PD come fondamentale interlocutore. Quello che, purtroppo, è avvenuto fino ad ora è che questi temi, non solo nel dibattito congressuale del PD ma anche nel confronto tra le varie anime della sinistra, non rappresentano le ragioni di una scelta. Tutti sembrano aver già dimenticato gli insegnamenti del voto e sono tornati al solito trantran. Così non si va molto lontano. Sinistra e Libertà potrebbe rappresentare una valida risposta. La sua nascita e il primo non scontato consenso elettorale ricevuto hanno creato attese, un moderato ottimismo, fiducia. Gli interessi di parte, i tatticismi e gli attendismi rischiano di far abortire il progetto, perché i tempi della politica non sono indifferenti e sono dettati da ciò che avviene nel complesso panorama politico, economico e sociale. Auspico che l’assemblea di SeL del 20 settembre a Napoli rompa ogni indugio e avvii un definito e certo processo costituente di un nuovo e moderno partito della sinistra.